REVIEWS

S.A.S. Le Prince Albert II de Monaco

“Ho messo in casa ‘Ouverture’ di Marco Biscardi nel 2016, l’anno in cui l’ho conosciuto. Sul retro di una tovaglia cerata l’artista ha dipinto l’esplosione di colori musicali sullo sfondo della prima pagina di partitura – l’ouverture, appunto – delle Nozze di Figaro di Mozart. È musica dipinta, e per questo ogni volta è come se risuonasse in casa anche senza bisogno di sentirla.”

L.B.

“Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera”. La produzione dell’artista di origine barese trapiantato negli States potrebbe essere in parte racchiusa nelle parole dello scrittore statunitense Don DeLillo. La coscienza di una società votata al consumo, alle guerre, al disastro ecologico e alla povertà si traduce nelle opere di Biscardi in un linguaggio artistico che solo apparentemente cita la Pop Art, ma che la tematizza, guardando con sguardo ironico e critico verso i miti della contemporaneità. Il suo è un vortice creativo che sembra voler includere tutti i linguaggi e i materiali della nostra attualità post-moderna e iper-relativa, si esprime infatti in sculture e opere realizzate anche con oggetti di scarto, si dissemina nel panorama urbano e nei suoi interstizi dimenticati per innestare un pensiero laterale, si manifesta come linguaggio grafico sui cartoni, riflettendo sulla cultura dello scarto e dell’obsolescenza. Biscardi visualizza la complessità del mondo, conducendo allo stesso tempo una critica della proliferazione della iper-espressione visuale che rischia di creare una nuvola di rumore.

D.C.

“Di Marco Biscardi abbiamo 3 opere. Potremmo dire possediamo, ma la sua arte è così pop(olare), democratica e intellegibile che la parola possesso andrebbe intesa nella mera accezione giuridica (per cui il possesso di cose mobili vale titolo di proprietà). L’arte di Marco Biscardi è infatti un’arte universale, capace di un’ attualizzazione di concetti, figure e simboli, unica. Capace di trasfigurare creando epifanie come l’iconica “bomba cola”. E la cosa che più ci piace di lui è la sua mobile identità: fedele alla sua cifra artistica ed al contempo permeabile alle contaminazioni del mondo.”

I.S. e G.A.

“Cercavo un’opera per la mia nuova casa, premetto che sono affascinato dall’arte contemporanea, ho visitato diverse mostre e fiere. Vengo invitato ad una mostra a Bologna di un giovane artista, Marco Biscardi, ne approfitto perché nella stessa giornata c’era una partita del Bologna. Lavoro/passione. Resto affascinato dalla creatività dell’artista e dalla passione con la quale illustrava i concetti delle sue opere. Non una mostra banale ma molto molto concettuale. La prima opera che noto è quella con dei palloni che sostituivano le bombe di un aereo americano della seconda guerra mondiale. I palloni attinenti alla mia professione e il calcio che unisce un po’ tutti. Ho immaginato subito quell’opera nella mia nuova casa…concetto…colori… e palloni…subito ho esternato il mio interesse ed ho deciso di acquistare quell’opera che oggi entusiasta mi godo quotidianamente.” (plexiglass, 150×100 cm)

C.C.

“Alcuni anni fa mi trovavo a una fiera d’arte che esponeva opere di giovani artisti internazionali. Nonostante l’alto livello qualitativo dell’esposizione, gli unici quadri che mi colpirono furono quelli di Marco Biscardi. La storia “ritoccata” con l’aggiunta di elementi  contemporanei, estranei a quei tempi e a quelle situazioni, non veniva stravolta, ma reinterpretata. L’influsso pop, i colori sgargianti che si staccano dal bianco e nero, portano a mio avviso a un risultato formale di grande equilibrio e giocosità. Sono attratto dalle opere che mi emozionano, che mi fanno riflettere, che creano un corto-circuito. Ma questo non basta, nel mio caso, a portarmi all’acquisto di una qualsiasi opera. La domanda fondamentale che mi faccio è: voglio quell’opera appesa a un muro di casa? Quel giorno non avevo dubbi, e mi portai a casa “Bomba-Cola”, un quadro stupendo che ancora oggi guardo con grande affezione. Continuo a seguire Marco con grande interesse, artista destinato a grandi cose, con cui fin dall’inizio ho stretto un legame di profonda e rara amicizia.” (plexiglass, 100×70 cm)

A.A.

“La prima cosa che mi ha colpito sono stati i colori, mi ha fatto pensare che, nonostante la solitudine del posto, c’è vita, ci sono le cassette della posta, c’è in lontananza un agglomerato di case e che si può vivere ovunque, l’importante e’ VIVERE a COLORI.” (tela, 96×68 cm)

T.P.

“L’arte è sempre stata per me motivo di riflessione e di gioia, perciò ho sempre amato i grandi pittori del Rinascimento, i grandi pittori del settecento Napoletano e gli impressionisti (adoro van Gogh)!!! Ora amo anche i pittori moderni, perché sono nato e cresciuto in questa epoca. Per tale motivo ho in casa due opere di Marco, la prima (tecnica mista) intitolata “BE ROMANTIC” rappresenta un mondo di linee curve e colori con svariati materiali e con due foto di un ragazzo e della sua compagna (con le teste invertite) e la scritta “tutti sanno sbagliare, ma solo in pochi sanno rimediare al punto da rendere il tutto ancor più bello di ciò che era prima…” La seconda, quella che mi piace di più di tutte le sue opere, è una photo-paint di due soldati tedeschi in guerra nell’atto di lanciare una bottiglia di Coca-cola al posto di una bomba a mano, lasciando allo “spettatore” la più ampia e libera interpretazione del suo significato attuale, alla stessa stregua di tutte le sue opere in cui ognuno è libero di dare la sua interpretazione ed in effetti così interpreto questa opera: “fa più danni bere una Coca Cola che il lancio di una bomba a mano”! Si, io consiglio a tutti le opere di questo artista emergente (tra l’altro Premio Nazionale d’Arte Contemporanea- Miglior artista Italiano 2016 c/o Spazio Cerere – Roma, nonché invitato alla Università di Shangai con due mostre, etc).”

A.B.

“Possiedo un’opera di Marco Biscardi da parecchio tempo, ma mi capita spesso di soffermarmi ad apprezzarne i dettagli inediti: le pennellate violente, i colori brillanti e l’uso singolare di immagini e parole che riflettono il pensiero critico dell’artista sulla società contemporanea e le sue contraddizioni. Il tocco audace e lo sguardo disilluso e coraggioso sulla modernità fanno di Marco Biscardi un eccezionale talento da tenere d’occhio.”

G.P.

“Biscardi è il ponte tra il passato noto e rassicurante dei marchi noti e dei fumetti a noi tanto cari, ed un futuro che ci spaventa e non riusciamo a prevedere. Le sue opere ci straniscono e ci divertono – lo fanno con me stesso ogni volta che le vedo e coi miei ospiti che non smetto di stupire ogni volta che entrano in camera mia. Adoro anche seguirlo e sentir parlare delle cose che fa’, del perché le fa’, di quanto finge di non prendersi sul serio…”

N.A.

“Marco Biscardi is Picasso! He doesn’t give a shit, he is the reincarnation of Picasso. Thug life Picasso new style.”

G.C.

“Marco! Tengo una obra tuya del año 2018, realizada en Shanghai durante una residencia de artistas donde pudimos conocernos. La pintura me recuerda la experiencia compartida en China. Recuerdo la primera vez que vi la tela pintada junto a otras de la misma serie, me atrapó la imagen desde el primer momento…, desde un fondo oscuro surge un personaje histórico que adivinamos reconocer porque forma parte de nuestra cultura visual, es Jesucristo! Cierto! Wow!. Pero esta imagen es diferente a otras que he  visto! Es una imagen nueva que está generándose desde el interior del lienzo…, la técnica empleada, la manera en que está construida es conceptualmente original. Rascando el fondo oscuro que aquí funciona como primer plano, aparecen líneas y formas que nos dan la pista de lo que allí está sucediendo, también aparecen matices de algunos colores que inteligentemente han sido pintados como base y ocultos después por un plano. El rostro intencionadamente no está muy definido, está dibujado espontáneamente como si de un esbozo se tratase. Ese punto en el que has dejado la imagen, para mí es la clave del trabajo, porque puedo proyectar parte de mis conocimientos del personaje en la imagen y acabar de construirla conceptualmente. Recuerdo ahora tus palabras sobre la saturación de imágenes icono en la era contemporánea y de como esa saturación hace perder su significado. La obra también me recuerda que tengo un buen amigo en Italia! Un abrazo.”

J.O.

“Ho visto la sua prima mostra a Otranto qualche anno fa, premetto che l’arte contemporanea mi piace in tutte le sue forme, e le sue rientravano esattamente nei miei gusti. Originali, fantasiose, colorate, frizzanti. Non sono una grande intenditrice ma un quadro, un dipinto, una fotografia devono trasmettermi qualcosa, mai potrei acquistare un quadro per arredare bene la mia casa. Tra le tante opere ho scelto lei ,una  meravigliosa iguana sola senza niente intorno che recita un Padre Nostro che la rinchiude in una sorta di uovo, mi colpì particolarmente. Ricordo che chiesi a Marco cosa significasse quell’ immagine e lui mi rispose che non doveva essere lui a dirmelo che dovevo essere io a dare una mia personale interpretazione e così è stato. L’ interpretazione dipende dal tuo stato d’animo, da ciò che vivi interiormente. In questo momento più che mai sono convinta della scelta che ho fatto mi mette serenità e mi da speranza. Devo dire che la mia iguana c e a chi piace e a chi piace meno ma comunque riesce sempre ad attirare l’attenzione e a scatenare polemiche. Grande Marco.”

D.L.

“Marco Biscardi: Non chiedergli mai il significato delle sue opere, né esprimi un tuo parere. Lasciati guidare dalla tua immaginazione e dai sfogo alle tue emozioni. I suoi quadri, le sue foto, i suoi schizzi, celano un mondo di esperienze vissute che hanno lasciato un segno nella sua pur giovane vita. Un susseguirsi di immagini che riesci a scorgere tra i mille colori messi lì, quasi a dare luce al caos che ciascuno di noi si porta dentro. E alla fine, quando resti solo con i tuoi pensieri, quando tutto ti sembra irreale, il tuo sguardo si blocca per incanto sull’immagine di un orsacchiotto che volteggia nell’aria: è la speranza in una rinascita che regna nel tuo cuore e che Marco è riuscito ad esprimere in uno dei suoi scenari, forse il più bello in mio possesso.”

S.P.

“L’ironia, amara e pungente, è l’espressione di profonda contrarietà rivolta alla società. La firma artistica di Marco Biscardi è certamente l’utopia, chiave essenziale per non armonizzarsi alle guerre, al consumismo e all’egoismo. La creatività dell’artista è libera e nasce da processi incontrollati eppure non lascia nulla al caso ed ogni elemento è studiato per offrire spunti di riflessione. I dipinti di Marco Biscardi accompagnano in un percorso oscillante tra l’amarezza, che impone di “incontrare” il mondo, alla dolcezza che non permette al vecchio e al nuovo di renderci insensibili. Follia, nube di mestizia e bellezza coesistono armonicamente. “In Xanax we trust” è, a mio avviso, l’espressione di quanto sopraddetto e per tale ragione è stata l’opera da me scelta. Acquisterò per certo altri quadri di Biscardi poiché lo stimo profondamente per la sensibilità che si evince dalle sue opere.”

M.A.

“Conosco marco Biscardi da quando era bambino! E.. Già da piccolo non era un comune bambino!! Molto vivace e attento, insomma al di fuori del comune!! L’ho visto crescere in fretta!! Me lo sono ritrovato già grande!! Non ho seguito tutti i suoi anni di crescita e rivedendolo già grande ho capito dalle piccole cose la sua sensibilità interiore!! D’altronde solo una persona sensibile può fare queste particolari opere!! In una mostra che ha tenuto a Bari ho acquistato una sua litografia! Appena la vidi mi ha molto impressionata per quello che voleva trasmettere!! Il significato era contro la guerra!! Ed è stato proprio questo il motivo del mio acquisto! Dal momento che il suo messaggio è sempre più attuale!! Infatti proprio per questo l’ho esposta nel mio salone alla vista di tutti!! In molti l’hanno apprezzata!! E quando mi soffermo a guardarla ricordo  quasi tutte le sue opere perché son tante e tutte belle e perché hanno un significato interiore!! Consiglio vivamente agli amici che conosco e non conosco di avere nella propria casa una sua opera!!” (litografia, 48×34 cm)

D.D.B.

“La prima volta che ho visto un lavoro di Marco è stato nell estate del 2015 al castello di Otranto dove esponeva con una sua mostra personale. Mi ricordo benissimo che l’opera bomba cola mi ha subito folgorato… Sia per il soggetto, con la simpatica sostituzione della bomba in mano al soldato con la bottiglia di coca, sia perché la coca è la mia bevanda preferita. Subito mi sono preso biglietto da visita e ho scritto email per metterlo nella mia modesta collezione. Da 5 anni è appesa in soggiorno vicino ad altri lavori di giovani artisti di tutto il mondo. Lo consiglierei perché il suo lavoro è un po’ pop art un po’ street art… Piacevole ma che lancia anche messaggi ben precisi.” (tela, 70×50 cm)

A.C.

“Ho in casa un’opera di Marco Biscardi, una delle più belle – per me- quella dell’aereo in volo che invece di sganciare bombe, sgancia giocattoli. Quando ho visto l’opera la prima volta a Bologna durante un’esposizione ne sono rimasto colpito per l’originalità e per il messaggio di pace che trasmette. Averla in casa, peraltro vicino alla porta di ingresso di casa, mi fa sentire “protetto” da quei giochi che creano una barriera e lasciano fuori il male… Consiglio le opere di Marco Biscardi perché ognuna di esse ha un significato, trasmette un’emozione e fa traspirare i forti sentimenti dell’artista su ogni opera che realizza. Ho avuto il piacere è la fortuna di conoscere personalmente l’artista e posso dire che le sue opere riflettono il suo stato d’animo e la sua personalità trasparente e genuina. Appena possibile farò in modo di averne un’altra da tenere tra le mura di casa per poter godere della stessa e delle emozioni che trasmettono. Sono contento e soddisfatto di avere un’opera di Biscardi in casa che consiglio agli amanti dell’arte di prendere per se stessi.” (ultralight, 50×70 cm)

A.G.

“What I appreciate the most about having Marco’s artwork at home is that it makes me stop. Stop to think and reflect, to ask myself questions, yo question the world around me and the world far away. It plays with reality and twists standards, which is something we should do more often, to imagine another possible reality. And how we can make things better in this new reality. Only by dreaming the non-real, we can make it real.”

A.B.M.

“Art is dazzling. Every time I stop to observe Marco’s work, new emotions arise from within. It is like the artist managed to embrace multiple emotional states into single paintings and each of them become noticeable to the observer under certain unique mindsets. For this reason and for the critical consciousness consistently embedded in his paintings, I consider Marco’s work pleasing for both our mind and soul.”

L.Z.

“Ho conosciuto artisticamente Marco Biscardi in una mostra nella città di Otranto alcuni anni fa e subito mi hanno colpito le sue opere. Non ho esitato ad acquistare quella stessa sera un olio su tela dal titolo Africa Pacman, 35×45 cm. Le motivazioni che mi hanno spinto a questa scelta sono legate alla capacità dell’artista di coniugare i due mondi; quello che già conosciamo, che fa parte del nostro retaggio, unitamente a ciò che la sua fantasia riesce ad immaginare. Africa Pacman raffigura l’immagine tonda e ludica del Pacman, uno dei primi videogiochi usciti in commercio, stilizzata a forma del continente africano, nell’atto di mangiare una pallina. Due soli colori, il giallo su sfondo nero, che danno evidenza e forza al soggetto rappresentato. Ho desiderato subito averlo nella mia collezione. Col tempo ho seguito l’artista e la sua notevole crescita. Ho acquistato recentemente una seconda opera, una fotografia stampata su metallo che raffigura un momento di vita nella città di New York, città in cui mi reco spesso per motivi di lavoro. E’ ragguardevole l’abilità con cui l’artista ha saputo cogliere l’essenza stessa della vita newyorkese in quello scatto, io ho scelto quella in cui si intravede una figura femminile che porta a spasso un cane. La cosa che apprezzo maggiormente dell’autore è la fervida immaginazione creativa. La capacità di adattare idee a concetti e materiali sempre nuovi e sperimentali. Certamente continuerò a seguirlo e ad acquistare altre opere.”

P.D.G.

E’ una poetica di sapore surreale, quella di Marco Biscardi, una figurazione ironica con i vari elementi inseriti in un piano visivo fantastico. Atmosfere smarrite rendono le opere visioni tra natura ed artificio, dove sembrano intrecciarsi giocosità e sarcasmo. Marco Biscardi propone scene trasognate, quasi proponimenti di angosce esistenziali, in una pungente interpretazione estetica dei fenomeni del nostro tempo.

CATALOGO INTIMARTE 2017

Le opere di Marco Biscardi sono una sottile e raffinata visione della realtà presente e passata giocata sull’equilibrio tra ironia e sarcasmo. Se la prima, fa del paradosso la chiave di interpretazione dell’alterazione semantica, il secondo termine porta il significato ad un’espressione che esalta l’aspetto propriamente infelice. Per Marco Biscardi rileggere gli accadimenti della storia prendendo le parti di posizione che non teme giudizio è un dovere e il segno di una responsabilità civica di cui l’arte si fa carico.

CATALOGO SETUP ART FAIR 2017

Il linguaggio dell’artista denuncia con immagini forti ma allo stesso tempo ironiche e dissacranti, quell’enorme catino di decadenza di valori e di mancanze di rispetto che è diventato il mondo della pubblicità. Gli slogan ci sommergono. In qualsiasi luogo siamo, dobbiamo essere consapevoli di essere potenziali bersagli. Siamo sotto tiro. Allo stadio, in metro, sul bus, in macchina mentre ascoltiamo la radio, sul divano davanti alla tv, mentre guardiamo un filmato su internet, mentre leggiamo il giornale. Sempre, dovunque, e spesso senza consapevolezza. Tutto ormai è pubblicità. Siamo ufficialmente sotto attacco. L’artista si appropria delle strategie di marketing ed esaspera il concetto di advertising facendolo diventare il mezzo significante, o meglio, come direbbe McLuhan, se il medium è il messaggio, Marco Biscardi entra nella falla dell’overdose comunicativa mettendo in luce proprio la saturazione visiva che coincide in realtà con un vuoto esistenziale, un vuoto pieno di brand che riempiono di apparenti gioie e di marchi superficialmente indispensabili, senza i quali, oggi, pare non si riesca a trovare una collocazione sociale. L’artista porta la réclame a un punto di non ritorno collocando i brand in contesti bellici e disastrosi, integrando il “marchio riconoscibile” in situazioni drammatiche, normalmente non associabili, ma proprio per questo mettendo in luce l’assurda, possibile, prossima realtà; dice l’artista: “Se abbiamo accettato che tutto, ma proprio tutto, sia ormai una pubblicità, i pubblicitari e i loro committenti accetteranno allora che i loro slogan siano associati a situazioni ed eventi così fortemente scomodi.” Marco Biscardi lavora con il paradosso giocando così sulla dualità del significato delle immagini che divengono altro dal mero contenuto visivo che rappresentano. Se il primo impatto è l’evidente ironia, il lavoro in realtà solca una profonda riflessione critica del presente e lo fa nello stesso modo della pubblicità, con la stessa irriverenza, al limite della propaganda, ma con un’inversione proporzionale del quoziente quantitativo che, nell’unicità dell’opera, esprime nuovamente la raffinatezza concettuale della sua poetica.

CATALOGO SETUP ART FAIR 2016

“Nel suo coerente evolversi espressivo, fra pittura e fotografia, l’opera di Marco Biscardi incontra nell’attualità esiti più maturi e convincenti. Sebbene vi aleggino ancora echi della cultura pop americana, ad emergere, nella stagione creativa più recente di quest’autore originale e ispirato, è, piuttosto, una riflessione disincantata sulla realtà e, più in generale, su ciò che oggi contraddistingue – in bene e in male – la nostra sempre più incerta e precaria esistenza. Fra ironia sapientemente meditata e non taciuta disillusione, i lavori di Biscardi esprimono temi – ora emblematici, ora trasfigurati – nei quali è dato di percepire profondità di riflessioni, estese non soltanto agli ambiti etici ed estetici. Sono, infatti, composizioni, le sue – in special modo quelle che offrono una suggestiva fusione fra pittura e fotografia -, in grado di dar conto di un comune sentire condiviso dagli uomini e dalle donne più sensibili a varie latitudini. Per questo, pensando al futuro che attende questo talentuoso artista emergente, è facile prevedere – continuando egli a mantenere, nelle cose dell’arte, il medesimo impegno – scenari luminosi e, nondimeno, avvincenti.”

G.F.

“Marco Biscardi, giovane artista contemporaneo, attraverso il segno grafico percorre una strada che ha origini in un passato non troppo lontano. Riesaminare, mescolare, contaminare i soggetti fondamentali dell’arte del tardo novecento, tramite un’elaborazione continua di fatti, storie, figure, personaggi e simboli, sembra essere il motivo conduttore della sua ricerca artistica. Tutto questo, però, non esaurisce l’universo segnico nel quale l’artista si muove, il suo lavoro è una sorta di citazione ricorrente, come se i suoi dipinti fossero un fermo immagine sulla società contemporanea e le sue contraddizioni. Egli trasforma tutto con un proprio linguaggio pittorico creando una serie incessante d’immagini in evoluzione che sembra non arrivino mai ad una soluzione finale. Marco Biscardi è un giovane artista sensibile e attento alle problematiche del suo tempo, le sue “provocazioni” non sono mai eccessive, piuttosto appaiono ironiche, discrete, più dedite a ricercare elementi di piacevolezza anche tra le banalità del quotidiano. La ricerca poi per l’artista si estende oltre il segno grafico e invade l’universo del colore sia quello “campito” sia quello irrazionalmente “colato”. Nelle sue opere rivivono, attraverso il gesto, le suggestioni del Dripping, dell’Action Painting e del Combine Painting, tutte pratiche artistiche, quest’ultime, che hanno segnato il passo dell’arte negli ultimi decenni del ‘900 e che ancora oggi continuano a ispirare gli artisti contemporanei. Marco Biscardi è un artista da seguire con attenzione nel suo percorso di ricerca e maturazione artistica, non solo perché già ora ci fornisce una chiave di lettura della realtà secondo un diverso punto di vista, ma perché il suo mondo è interessante, continuamente in bilico così com’è tra realtà inquieta e fanciullesca fantasia.”

F.M.

“L’arte di Marco Biscardi riflette le suggestioni di un mondo in divenire sempre più svincolato dagli angusti confini di frontiera, un luogo aperto e in movimento destinato a diventare la scenografia ideale di fronte a cui l’artista può esprimere le esperienze vissute. I colori e le luci delle nostre città si trasformano in luoghi – non luoghi, in strade già percorse da anime solitarie che hanno preceduto i desideri delle nuove generazioni traducendole in immagini diventate mito. Queste icone affiorano nelle tele di Marco e si compongono senza un disegno obbligato, secondo l’urgenza cui di volta in volta egli è chiamato a rispondere: le immagini non si costruiscono ma accostano, cozzano, affiorano, si mischiano con stridente contrasto, disomogeneità e sconvenienza ma restano sempre un insieme vivente, un organismo eterogeneo e mutevole emanazione del mondo in cui viviamo.”

E.C.

Istanze filosofiche e domande attinte dal pubblico dibattito non troverebbero mai un approdo, una rada naturale, senza il conforto dell’immagine. E pure, da sola, essa non basterebbe, pensando alla necessaria parzialità dell’obiettivo fotografico, che mostra, certo, ma altrettanto nasconde. Occorreva dunque una sintesi. E tra le tante possibili, Marco Biscardi ha trovato la sua.
Il presupposto, la presa di coscienza della realtà, la piattaforma da cui prendono le mosse alcune delle sue opere, è la seconda guerra mondiale, un fondale di teatro da cui i nostri occhi non possono affrancarsi, ma che i nostri occhi possono riempire, e lo faranno sempre, volenti o nolenti, con altre immagini. In qualche modo, il bombardamento è doppio: la guerra effettua il primo, imponendosi alla memoria, noi compiamo il secondo, sovrapponendo oggetti e significati.
Il risultato è un mondo né completamente reale, né completamente immaginario, un guado, una sospensione, che miracolosamente conserva sia la dinamica della tragedia sul punto di esplodere, sia la parodia già deflagrata, forse ancor più tragica perché ha già perso memoria della storia. Così, lo skyline di New York diventa un sollevarsi dalle acque di torri-smartphone, che si fanno contemplare nella loro inevitabilità. E allo stesso modo il fungo atomico si erge al cospetto del bagnante di spalle, un demone o uno di noi, fa poca differenza.
L’arte di Biscardi riesce a rappresentare la dinamica del fenomeno e il suo compimento. In qualche modo, arriviamo davanti al nostro oggetto quando è già troppo tardi. E per questo le sue opere posseggono un senso straordinario di inevitabilità storica che le fanno essere, più che una profezia, la cronaca dettagliata di ciò che è appena accaduto.

L.B.

“Consuma o muori. Questo è il dettato della cultura. E finisce tutto nella pattumiera”. La produzione dell’artista di origine barese trapiantato negli States potrebbe essere in parte racchiusa nelle parole dello scrittore statunitense Don DeLillo. La coscienza di una società votata al consumo, alle guerre, al disastro ecologico e alla povertà si traduce nelle opere di Biscardi in un linguaggio artistico che cita la Pop Art, tematizzandola e sottoponendola all’azione del dubbio, guardando con sguardo ironico e critico verso i miti della contemporaneità e i suoi concetti di copia e ripetizione. Biscardi attinge da un pozzo di bisogno ancestrale di espressione, che si delinea come la necessità incombente di farsi attraversare dagli impulsi creativi, dalle riflessioni immaginifiche e tradurre questa esistenza interiore in immagini che umanizzino gli spazi e i luoghi percorsi dalla vita. L’uomo e la società che abita, in particolare la dimensione urbana, sono il trait d’union della produzione artistica del giovane artista. Questo è evidente a partire dalla produzione pittorica, variegata e mai ripetitiva, in cui si scorge una matrice nella street-culture, i suoi dipinti infatti mettono le proprie radici nel linguaggio della street-art in termini di saturazione visiva e scelte cromatiche ma anche per una attenzione continua verso le fantasie e le fascinazioni della contemporaneità. I miti del presente sono proposti senza una gerarchia, si trovano infatti tutti sullo stesso piano, allineati sulla superficie di un relativismo culturale in cui la Banda Bassotti e Dante coesistono in un universo pop, quello della strada, che si appropria e digerisce tutte le icone della modernità. Insieme alle icone, sono al centro del discorso le persone. Queste ultime popolano le strade di città sconfinate e allo stesso modo popolano il palco della tela, sbracciandosi epercorrendola in lungo e in largo. L’impressione è quella di una sorta di polaroid del brulicare umano per gli scenari e le quinte cittadine. Biscardi guarda chiaramente a Andy Warhol, ma soprattutto alla celebrazione della street-culture di Jean-Michel Basquiat e Keith Haring. Proprio come in Haring, emerge un profondo umanesimo nelle opere di Biscardi, che sembra vedere nell’interesse verso l’uomo e in generale l’elemento umano una forma di resistenza nei confronti di una società disumanizzata e disumanizzante. Un mondo di produzione seriale e spersonalizzazione, di atomizzazione esistenziale e ostentazione di un sociale relegato sempre più nel virtuale. Un contemporaneo in cui la propagazione delle immagini ha un effetto di sottrazione semantica e di disvalore: l’immagine diventa rumore di fondo che non permette di cogliere il senso del discorso. Per questo motivo la stessa attenzione di Biscardi verso il linguaggio visivo risulta una indagine che riguarda il reale e la società stessa: le ricerche che conduce sulle potenzialità della forma lineare, oltre a richiamare alla mente una attitudine decorativa vicina all’artista newyorkese, diventano uno spunto per approfondire la forma visuale di una società alveare e interconnessa. Aniconico e allo stesso tempo affascinato dalle icone, Biscardi ragiona sulle immagini e sulle forme che costituiscono l’immaginario collettivo elaborando nuove forme di simulacro ibrido. È il caso della serie Africa Pac-Man in cui l’artista prende in prestito la silhouette di uno dei primi videogiochi e la utilizza in modo tale de innescare un clash concettuale. A scontrarsi sono infatti la cultura dello spettacolo occidentale incarnata da Pac-Man, la sua leggerezza, il consumismo da cui è caratterizzata, e lo sfruttamento che affama il Continente africano. Ma la critica assume un altro significato se si riflette sulla voracità senza fine di Pac-Man come metafora di un attingimento ininterrotto da parte dell’Occidente delle risorse di un Paese che ha subito un processo secolare di spoliazione e avidità. Dunque, una immagine con una intensità semantica eccezionale e allo stesso tempo una capacità comunicativa diretta e impattante che si rivela nella sintesi visiva piuttosto che nella proliferazione. Sintesi visiva e horror vacui infatti convivono incredibilmente in Biscardi grazie alla volontà di proporre delle immagini complesse ma comunicative, in cui la significazione sia stratificata. É proprio attraverso una opera di stratificazione che l’artista realizza la serie delle Fotopitture. In questa serie la fotografia è la materia prima che l’artista assimila, digerisce, rielabora. Le foto sono scomposte e ricomposte e in seguito su questa forma destrutturata Biscardi interviene con la pittura. Il “ritocco” in questo modo non è la post-produzione digitale, ma è un intervento che richiama i collage dadaisti e il processo, manuale, di colorazione delle pellicole cinematografiche. Davanti ai nostri occhi, scorci urbani che diventano scenari surreali, inquadrature che si piegano e restituiscono immagini oblique, gli oggetti sembrano come in bilico e viene suggerita costantemente una sensazione di dinamismo, di precarietà. Oppure, dal cielo piovono palloni da calcio come se fossero bombe, e se si vuole cogliere una critica a un sistema, quello calcistico, che è un bombardamento mediatico si faccia pure. Oppure ancora, aperture cittadine straniate e stranianti, in cui sembra ancora più evidente l’applicazione artigianale, di natura squisitamente pittorica del colore, come fosse un film in bianco e nero che ha subito rimaneggiamenti ad opera di David Lynch. Ma non c’è solo straniamento, molto nell’operazione di Biscardi è costituito dal gioco, da un aspetto ludico che in fondo è in grado di donare una sfumatura di leggerezza alle opere. L’artista si confronta continuamente con la società e traduce le narrazioni contemporanee in un linguaggio di forme e colore dove anche la scrittura ha un ruolo di primo piano. Un codice che si innesta per aggiungere una significazione, completare e allo stesso tempo ampliare il gioco delle immagini che Biscardi pone davanti ai nostri occhi. Il suo è un vortice creativo che sembra voler includere tutti i linguaggi e i materiali della nostra attualità post-moderna e iper-relativa per visualizzare la complessità del mondo, conducendo allo stesso tempo una critica della proliferazione della iper-espressione visuale che rischia di creare una nuvola di rumore.

D.C. (versione completa)